La chiesa parrocchiale dei d’Avalos – S. Maria Maggiore

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Chiesa di Santa Maria Maggiore a Vasto (CH)

      La chiesa è dedicata alla Madonna e le sue origini risalgono al XII secolo. Qui è custodita la Reliquia della Sacra Spina che faceva parte della corona  di spine che trafisse il capo di Gesù. Il pontefice Pio IV la consegnò in dono al marchese di Vasto Ferdinando Francesco d’Avalos in quanto delegato del re Filippo II al Concilio di Trento (1545-1563). Nel 1645 la chiesa fu devastata da un incendio ma uno schiavo turco la trasse in salvo e, per tale gesto eroico, gli fu resa la libertà. L’episodio è rievocato in una delle grandi tele ad olio allocate nella volta dipinte da Andrea Marchesani nel 1857. La preziosa Reliquia viene venerata in particolare nel venerdì antecedente la Settimana Santa ed è molto cara ai Vastesi che la celebrano con solenni riti e canti religiosi. E’ esposta al culto all’interno del peculiare reliquario a forma di giara in fondo alla navata destra. La Cappella della Sacra Spina è stata progettata dall’architetto Roberto Benedetti nel 1890 ed in seguito ristrutturata. Di fronte, si trova il pilastro con la nicchia chiusa da due ante di bronzo che il marchese Diego d’Avalos fece costruire nel 1647 per tenerla in serbo. La Sacra Spina è in ostensione perenne dall’anno giubilare 2000 per permetterne la visione ai tanti pellegrini che visitano questa chiesa per venerarla.

Vicino, sono collocate antiche lapidi ed un’epigrafe sepolcrale che ricorda la presenza dei marchesi d’Avalos al governo della città dal XV al XVIII sec. Quindi, due quadri raffiguranti l’“Infanzia di Maria” e la “Madonna del Suffragio” del Marchesani con una statua in legno di S. Chiara di remota Scuola Napoletana.

 

      Lungo l’ampia navata centrale, si ergono le statue degli Apostoli e dei Santi: S. Giacomo Maggiore, S. Filippo, S. Andrea, S. Pietro, S. Paolo, S. Giovanni Evangelista, S. Giuda Taddeo, S. Giacomo Minore, S. Tommaso. Sul fregio perimetrale è stata riportata un’antica antifona mariana a caratteri d’oro e scritta in latino, la cui traduzione è: “Maria è Assunta in Cielo. Andiamo con fiducia al Trono della Grazia per ottenere Misericordia e trovare Grazia al momento opportuno”. In alto, il Pulpito in noce dell’ebanista vastese Angelo Raspa del 1908.

 

      In fondo, s’innalzano la Cupola ed il Presbiterio adornati, come tutto il resto, dai pittori e decoratori vastesi Luigi Palucci ed i fratelli Michele ed Alfonso Roserba con oro zecchino e stucchi realizzati a mano.

Sull’Altare maggiore, si possono osservare gli stalli lignei del Coro e l’organo di Domenico Mangino del 1719.

 

      Nella zona absidale, è ben visibile la balaustra a valva che conduce alla cripta dove viene custodito il corpo prodigiosamente ancora integro del martire S. Cesario. Egli indossa abiti da guerriero e mantiene un’ampolla di vetro che ne contiene il sangue. Le fonti ritengono che fosse al servizio dell’imperatore Diocleziano e che fu da questi condannato ad essere sepolto vivo perché non volle abiurare alla propria fede cristiana. Fu donato alla chiesa da Cesare Michelangelo d’Avalos il 3 novembre 1695. Il Santo viene perciò celebrato in tale giorno dell’anno.

 

      Accanto alla navata di sinistra, c’è il Fonte Battesimale del 1572. Di seguito, la Cappella dedicata alla Madonna del Rosario del 1826 e quella al Sacro Cuore di Gesù del 1864. Si possono anche vedere quadri di notevole rilievo della Scuola Veneziana del XVI sec.: “Il Battesimo di S. Agostino”, su cui appare un’iscrizione in latino che ne indica l’autore in Alvise Benfatto detto il Friso, nipote ed allievo di Paolo Caliari detto il Veronese; “Lo Sposalizio di S. Caterina”, attribuito proprio al Veronese; l’“Ecce Homo” e la “Madonna del Gonfalone” della Scuola del Tiziano. A questi se ne aggiungono altri, come un ritratto di S. Filippo Neri del XVIII secolo.

 

      Domina la facciata principale il Portale in bronzo con l’“Assunta” dello scultore vastese Antonio Di Spalatro. La sovrastante Torre campanaria, con le cinque finestre romaniche, fu elevata su di un bastione precedentemente esistente e facente parte di un’antica fortificazione.

 

 

Ricerca Storica a cura di Roberta Palucci

 

a perenne memoria del lavoro svolto in questa chiesa

 

dal padre, Luigi Palucci (mastro Gino).