Lu Marchese vicchie

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“Lu Marchese vicchie”

 

Luigi Anelli scrive nel suo libro, “Origine di alcuni modi di dire popolari nel dialetto vastese”, del  1897, l’origine di una affermazione riferita ad un marchese del Vasto.

Se a Vasto si incontra in individuo invecchiato e molto magro, quasi scheletrico, si dirà che assomiglia a “lu Marchese vicchie”, cioè al marchese vecchio.

L’Anelli fa riferimento al marchese Innico III d’Avalos, V Marchese del Vasto, il quale nel 1897, non aveva ancora avuto degna sepoltura dopo la sua riesumazione dovuta alla soppressione del convento della “Nunziatella”, ove era precedentemente sepolto.

Il suo corpo, mummificato, era deposto in una cassa conservata in una soffitta della chiesa di S. Maria Maggiore. I monelli, tutte le volte che riuscivano ad eludere la vigilanza del sacrista, andavano a vedere il Marchese prendendo in giro il corpo con l’appellativo di “Marchese vicchie” riferendosi alle condizioni della mummia.

Il 25 aprile del 1905, il marchese Giuseppe d’Avalos, pose una lapide, presso l’altare della S. Spina (reliquia cara ai d’Avalos ed ai vastesi), a memoria del suo avo dandone degna sepoltura nella stessa chiesa.