L’esilio di Cesare d’Avalos

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L’esilio del marchese Cesare d’Avalos

 

Il 10 Aprile del 1700 il Marchese Cesare Michelangelo d’Avalos inizia i lavori del fossato del Castello per aumentarne la difesa; a motivo della prevista  crisi politica sulla successione di Spagna e del regno di Napoli. Il Marchese era alleato della Casa d’Austria e temeva un attacco di truppe franco-spagnole sui suoi territori.

Nel 1701 i domini napoletani passarono al regno di Spagna e Cesare d’Avalos, schieratosi con Carlo III d’Austria, fu privato della Signoria del Vasto e dichiarato ribelle da Filippo V di Spagna.

Nel mese di ottobre si diceva in città che il Marchese aveva abbandonato Vasto per rifugiarsi a Vienna. Il 29 Ottobre 1701 don Cesare fuggì da Vasto accompagnato dal medico personale, Sig. Francesco Sabelli, alcuni paggi ed altre persone tra le quali Giuseppe Giovine.

La consorte, la marchesa Ippolita, resta in un primo tempo nel Palazzo marchesale di Vasto con  le dame di compagnia e poi si rifugia presso il convento delle Monache di S. Chiara dal quale esce solo il 6 gennaio 1702.

Il Marchese si rifugia inizialmente a Roma da dove, però, dovette fuggire nel 1702 perché era stato condannato a morte il 18 marzo 1702 per non essersi presentato a difendersi dalle accuse dell’ambasciatore di Francia, il Cardinale Janson. Da Roma raggiunse Vienna.

Nel frattempo Filippo V di Spagna investe del titolo di signore del Vasto il Duca romano Antonio Lante della Rovere.

Nel 1707 gli Austriaci riprendono possesso del territorio napoletano ed il marchese Cesare M. d’Avalos ritorna in possesso di tutti i suoi territori, compreso la capitale del suo stato feudale, la città del Vasto.